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12 dischi per un anno

A leggere ciò che si scrive, soprattutto nei social, sembrerebbe che non esista, per così dire, musica nuova, al punto che i riferimenti sono sempre gli stessi e nemmeno con tanta fantasia nel cercare di trovare nella discografia “dei soliti” qualcosa che si distacchi dai quattro titoli che girano di solito.
A leggere ciò che si scrive, soprattutto nei social, sembrerebbe che non esista, per così dire, musica nuova, al punto che i riferimenti sono sempre gli stessi e nemmeno con tanta fantasia nel cercare di trovare nella discografia “dei soliti” qualcosa che si distacchi dai quattro titoli che girano di solito.

Eppure questo 2021 è stato tutt’altro che avaro di sorprese, con una buona quota di dischi validissimi, da portarci anche negli anni a venire.

GENNAIO:

STEVE EARLE

J.T.

Disco di una bellezza unica, J.T. è l’album con cui Steve Earle celebra la carriera del figlio Justin Townes morto nell’agosto del 2020 per un’overdose di cocaina.
Gli undici brani sono tratti tutti dalla discografia di Justin Townes Earle e sono condotti con quella lieve cialtroneria tipica del country-roots americano, niente pianti o atmosfere cupe. Tutt’altro.
Emblematica la scelta di un brano come Last Words per chiudere l’album e dare il senso del vuoto dato dalla perdita del figlio.

Data di pubblicazione: 4 gennaio 2021
Registrato presso: Electric lady Studios New York
Etichetta: N.O.
Durata: 34’32”

FEBBRAIO:

VENERUS

MAGICA MUSICA

Esordio col botto per Venerus, Magica Musica riesce ad essere uno di quei dischi in cui è praticamente impossibile definirne l’appartenenza ad uno stile ben preciso, perché se è vero che di fondo abbiamo a che fare con un’opera pop esaltata nel brano Sei acqua (con i Calibro 35), è altrettanto vero che in brani come Lucy, giocata fra ritmi da R&B con tanto di sezione fiati e citazioni beatlesiane, viene rimarcata la propensione a volere andare oltre ogni possibile classificazione.
Bello, bello, bello.

Data di pubblicazione: 19 febbraio 2021
Registrato presso: Sony Music Studios
Etichetta: Asian Fake
Durata:  65”

MARZO:

JULIEN BAKER

LITTLE OBLIVIONS

Venticinque anni e non dimostrarli, essere al tempo stesso adulta ed immatura, Little Oblivions racchiude le contraddizione dei “casi irrisolti” dell’adolescenza di quest’artista con la consapevolezza dell’essere oltremodo donna.
Docici brani di impronta prevalentemente rock indie in cui Julien Baker si dimostra di essere anche una bravissima polistrumentista (chitarra, basso, batteria, percussioni e tastiera), dodici brani perfetti per impostazione ed esecuzione, oggi merce sempre più rara.
Fra tutti i brani Song in E rappresenta un piccolo capolavoro in cui la sensibilità dell’artista raggiunge il massimo punto di di ispirazione.
Little Oblivions non è uno di quei dischi che come suol dirsi “ti arriva subito”, tuttavia è una di quelle opere che sono destinate a rimanere nel tempo come disco di riferimento per quanti cercano nella musica innanzitutto la voglia di essere resi partecipi alle emozioni che l’artista palesa, brano dopo brano.

Data di pubblicazione: 1 marzo 2021 (in prevendita dal 26 febbraio)
Registrato presso: Young Avenue Studios/Trace Horse Studios
Etichetta: Matador
Durata: 42’44”

APRILE:

FRANCO 126

MULTISALA

Federico Bertolini, in arte Franco 126 rappresenta uno di quei casi abbastanza rari di artisti che non vogliono assolutamente “forzare la mano” per apparire a tutti i costi.
Basta ascoltare il suo primo brano tratto da questo Multisala per rendersi conto che anche una frase apparentemente banale come: “E me ne vado con la giacca sulla spalla, giro l’angolo, in un attimo è già l’alba e non è nulla di che”, sia una di quelle condizioni intime in cui tutti prima o poi ci siamo trovati ad affrontare, ossia la straordinarietà della normalità.
Dieci brani in cui Franco 126 dà il senso di cosa oggi rappresenti essere un cantautore (se il termine ha ancora il senso di esistere) e di come un album possa essere costruito pensando alle lezioni del passato (ad iniziare  dal numero dei brani e dalla durata che sfiora i 38”) non perdendo, ovviamente, il senso del contemporaneo, soprattutto in molte sonorità apparentemente soft.
Simone… il suono dei passi e la sua follia.

Data di pubblicazione: 22 aprile 2021
Registrato presso: Universal Studios
Etichetta: Universal
Durata: 37’41”

MAGGIO:

MARGHERITA VICARIO

BINGO

Una sorta di song collection, Bingo raccoglie una serie di singoli pubblicati da Margherita Vicario nell’arco di tempo trascorso  dall’uscita del precedente Minimal Musical.
Margherita, che ai più è nota certamente come attrice, proietta in questo suo lavoro la sua anima di teatrante, al punto che ormai le si è appiccicata addosso l’etichetta di cantautrice.
I videoclip delle sue canzoni tratte da quest’album, ad iniziare da Mandela, sono dei mini-movie girati con articolate e curatissime sceneggiature, al punto che la parte filmata faccia passare quasi in secondo piano brani dietro i quali si percepisce un progetto di base curatissimo.
Gli accenni rap, che caratterizzano un po’ tutti i brani dell’album, anch’essi risentono della tendenza recitativa della Vicario, che per quanto cerchi di essere cantante, in un modo o nell’altro, nelle sue interpretazioni mischia sapientemente le sue doti di attrice.
Bingo in tutti i sensi.

Data di pubblicazione: 14 maggio 2021
Registrato presso: Universal Studios
Etichetta: Universal/Island Records
Durata: 44’40” 

GIUGNO:

BILLY GIBBONS

HARDWARE

Come fare a non iniziare a battere mani e piedi non appena inizia My Lucky Card?
Un disco di pancia.
Tutto quello che già era stato scritto precedentemente rivive riprendendo quota, nota dopo nota.
Blues, rock, polvere da sparo, cars and dolls, come dire profumo di old Texas.
Fra ritmi serrati e chitarre distorte spunta Vagabond Man, il classico “Flower in the Desert”, la ballad che ti aspetti, perché non dobbiamo dimenticare che il genere musicale di Billy Gibbons non si rifà esclusivamente ai ritmi del rock blues ma anche ad atmosfere vagamente meditative.
Musicalmente corretto, talvolta semanticamente scorretto, vedi le licenze semi spanglish di Hey Baby, Que Paso, Hardware è un album rassicurante, lo ascolti e pensi immediatamente: “Hey Billy come va?”.
Un piccolo consiglio, provate ad ascoltare il disco prima secondo l’ordine della scaletta e poi provandolo al contrario, ossia partendo dal brano dodici risalendo fino il primo.

Data di pubblicazione: 4 giugno 2021
Registrato presso: Concord Records Studios
Etichetta: Concord Records
Durata: 36’56”

LUGLIO:

DEE GEES

HAIL SATIN

Prendi i Foo Fighters, cospargili di sana voglia di eccedere ed ecco che nascono i Dee Gees.
Hail Satin oltre che rivisitare brani dei Bee Gees e di Andy Gibb riprende però, dal brano sei in poi, anche la produzione più recente dei Foo Fighters ed il passaggio da More than a Woman e Making a Fire non va minimamente in dissolvenza incrociata, anzi è proprio una bella botta. Si passa da un’atmosfera disincantata e scanzonata, evocativa di un tempo andato, al Rock magari un tantino di maniera, dei Foo Fighters che tuttavia in un brano come Waiting on a War non può non essere più che coinvolgente.
Certo che Tragedy come cover risulta veramente incredibile, vi confesso che l’ho riascoltata un bel po’ di volte e ad ogni nuova occasione ci ritrovavo qualcosa di nuovo, ad iniziare dal motivo alle tastiere in stile “loop moroderiano”, consentitemi il modernismo… quanta roba!!!
Dave Grohl sembra trovarsi decisamente a suo agio nel cantare in falsetto, in Heil Satin non è mai lezioso e le sue interpretazioni risultano assolutamente originali, mai delle imitazioni.
Trentanove minuti di sano divertimento.

Data di pubblicazione: 17 luglio 2021
Registrato presso: Studio 606
Etichetta: RCA
Durata: 39’05”

AGOSTO:

EDDIE VEDDER

FLAG DAY  ORIGINAL SOUNDTRACK

Può una colonna sonora essere ascoltata ma soprattutto considerata un’entità musicale a se stante rispetto il film cui è legata?
Flag Day lo è assolutamente.
L’ingegnere di quest’operazione artistica è Eddie Vedder che riesce a coordinare benissimo un nugolo di artisti quali Glen Hansard, Cat Power e la figlia Olivia.
Le interpretazioni dei vari brani sono di un’intensità non comune e, se è vero che in alcuni brani come As You Did Before la voce di Glen Hansard ci riporta vagamente al miglior Allan Taylor, è anche vero che probabilmente la punta di diamante di questo album sia My Father’s  Doughter dove la voce di Olivia Vedder è di uno spessore artistico notevolissimo, una tessitura in toni pastello che coinvolge assolutamente l’ascoltatore.
Eddie Vedder si supera allorché canta Drive, cover dei R.E.M. …Hey Kid Where are You? Pungente, struggente…Tic tac… momenti di rara bellezza.
Il disco è stato registrato in periodo di lockdown e molti brani sono assemblaggi di parti registrate in home studio per divenire poi un progetto unico.
Dentro il film, oltre il film.

Data di pubblicazione: 20 agosto 2021
Registrato presso: Republic Records Studio
Etichetta:  Seattle Surf
Durata: 47’48”

SETTEMBRE:

TONY BENNETT& LADY GAGA 

LOVE FOR SALE

Sarà questo l’addio definitivo al canto di Tony Bennett?
Purtroppo si, il mitico crooner  è da qualche anno affetto dall’Alzheimer ma nonostante tutto ha continuato a cantare e fare spettacoli, ma pare che le sue condizioni negli ultimi tempi siano peggiorate al punto di consigliare un definitivo ritiro dalle scene.
Love for Sale arriva sette anni dopo Cheek to Cheek dove il duo ottenne un notevole successo presentando un repertorio classico reso incredibilmente vivo dalle voci dei due cantanti.
Love for Sale è un disco dedicato a Cole Porter, vi troviamo all’interno dodici brani incredibili che hanno fatto la storia della musica e la fortuna di molti cantanti ad iniziare da Frank Sinatra.
Già, Frank Sinatra, è inevitabile che nel tempo si siano fatti dei paragoni fra Frank e Tony, gli stereotipi vorrebbero che “Frank” rappresenti “lo Show” e “Tony” invece “il calore dell’intimità”, in realtà questi due grandi protagonisti della musica hanno semplicemente portato sulle scene la loro sensibilità e la loro arte nel canto con le relative sfaccettature.
La vera protagonista dell’album è comunque Lady Gaga, voce in grande smalto ed interpretazione nel più classico stile Jazz, è lei che conduce le danze, Tony Bennett è quasi un “cameo” in quest’opera, i suoi interventi sono quasi minimali, come dire “ci sono” ma è giusto che i riflettori siano soprattutto per la “signora Germanotta”.

Data di pubblicazione: 30 settembre 2021
Registrato presso: Electric Lady (New York)
Etichetta: Columbia Interscope
Durata: 36′

OTTOBRE:

PFM

HO SOGNATO PECORE ELETTRICHE

Un concept album a tutti gli effetti, il neo-prog asservito alla fantascienza o forse sarebbe meglio dire ad una visione astratta (o ab astracta) della scienza.
Che il disco cerchi di ricalcare un modus operandi in pieno stile prog lo si comprende immediatamente dal primo brano Worlds Beyond/Mondi Paralleli, il top a mio avviso lo si coglie in Transhumance Jam/Transumanza Jam dove non mancano delle nemmeno tanto accennate citazioni a certa produzione ELP, complice magari la presenza del tastierista Flavio Premoli componente del gruppo sin dalla prima ora.
Al primo ascolto non nego che la mia attenzione fu catturata dal brano otto, Kindred Soul/Il respiro del tempo, la presenza rispettivamente al flauto ed alla chitarra di Ian Anderson e Steve Hackett mi aveva oltremodo incuriosito, invece la sorpresa maggiore fu quella di ritrovarmi di fronte ad un pezzo in cui traspariva una nemmeno tanto nascosta ispirazione alle più classiche musiche di Franco Battiato, l’incipit del pezzo potrebbe essere stato benissimo parte di una composizione dell’artista siciliano.
Il disco è suonato ed arrangiato in modo a dir poco sontuoso, senza alcuna sbavatura, peccato che la resa soprattutto del CD non sia il massimo, con un impianto anche di non elevatissima qualità viene fuori un certo piattume dinamico dovuto ad una resa su file sempre in perenne saturazione, meglio sicuramente il vinile che magari (azzardo) per i suoi limiti intrinsechi riesce a compensare un lavoro fatto in studio non all’altezza della quota artistica del disco.

Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2021
Registrato presso: White Studio 2 (Milano)
Etichetta: Inside Out
Durata: 81’20” (CD 1 Inglese + CD 2 Italiano)

NOVEMBRE:

JOAN AS POLICE WOMAN, TONY ALLEN, DAVE OKUMU

THE SOLUTION IS RESTLESS

Impossibile non pensare a questo disco oltre che all’ennesima convincentissima prova di Joan As Police Woman (pseudonimo di Joan Wasser) come all’ultima prova sul campo di Tony Allen morto nell’agosto del 2020.
Molti ricorderanno Allen soprattutto per essere stato parte integrante del progetto Africa 70 ma anche per aver suonato per una cospicua teoria di artisti internazionali.
The Solution is Restless si regge essenzialmente sulla ritmica dettata proprio dalle percussioni di Allen, ma al tempo stesso è un album in cui è praticamente impossibile identificare un genere d’appartenenza, anche se la linea di fondo fatta di improvvisazioni ed improvvise frasi fa in qualche modo pensare ad una sorta di ennesima rivisitazione del Jazz.
Di fondo The Solution is Restless è un album dark in cui a tratti vaghi sprazzi di luce illuminano una scena tendente soprattutto al grigio.
Non lo si può definire assolutamente un disco facile, bisogna impegnarsi e non poco per coglierne il senso ma alla fine la mente non può non essere attratta da questo mix di audacia e calma apparente.
Come dire: non esiste una soluzione a tutto.

Data di pubblicazione: 5 Novembre 2021
Registrato presso: Midilive Studios
Etichetta: Pias
Durata: 55’47”

DICEMBRE:

NEIL YOUNG

BARN

Come ritrovare un vecchio amico, sedersi ad un tavolo e bere qualcosa insieme, riascoltare le vecchie storie rendendoti conto di come le rughe siano aumentate e la voce sia diventata più fievole, ma l’anima è sempre quella.
Neil Young continua a fare ancora oggi musica a modo suo, non c’è nessuna concessione alle mode né tanto meno alle tecniche di registrazione, il disco è una pagina scritta col cuore con qualche inevitabile sgrammaticatura, ma dopo aver ascoltato Song of the Seasons non si può non commuoversi.
Dieci brani che rappresentano dieci perle, dieci momenti magici, dieci momenti in cui perdersi.
Fare un’esegesi delle composizioni di Neil Young è praticamente impossibile, perché se è vero che lo stile è sempre quello è anche vero che ogni pezzo è qualcosa di unico e a se stante. Assonanze si, uguaglianze mai.
Settantasei anni e dimostrarli tutti, portarsi appresso una vita -una carriera- incredibile, fatta di tanti momenti unici, e questo Barn non è da meno.
Welcome Back è un capolavoro assoluto ed è la dimostrazione che per fare una grande canzone non bisogna ricorrere né a frasi ad effetto né ad effetti speciali. Il famoso brano che, come si suol dire, da solo vale il disco.
Adesso aspettiamo il prossimo album, ed il prossimo ancora.

Data di pubblicazione: 10 Dicembre 2021
Registrato presso: In the Clouds
Etichetta: Reprise
Durata: 42’50”

Pippo Basile

A leggere ciò che si scrive, soprattutto nei social, sembrerebbe che non esista, per così dire, musica nuova, al punto che i riferimenti sono sempre gli stessi e nemmeno con tanta fantasia nel cercare di trovare nella discografia “dei soliti” qualcosa che si distacchi dai quattro titoli che girano di solito.