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Audiofilo è chi audiofilo fa

L’opinione di Pippo Basile

Dicembre 2021

Di certo nel titolo non vi sarà sfuggita l’assonanza con una frase famosa tratta da Forrest Gump, ma il senso non è tuttavia quello che di primo acchito si potrebbe evidenziare.

L’opinione di Pippo Basile

Dicembre 2021

Di certo nel titolo non vi sarà sfuggita l’assonanza con una frase famosa tratta da Forrest Gump, ma il senso non è tuttavia quello che di primo acchito si potrebbe evidenziare.

Il termine audiofilo, a seconda di dove e come viene utilizzato, può essere inteso come sostantivo, aggettivo, oppure, diciamo, suffisso; vediamo brevemente di comprendere cosa accade se lo si intende in uno di questi tre diversi modi.

In quanto sostantivo, audiofilo è colui che ama l’ascolto della musica attraverso un sistema elettroacustico che ne consenta in modo oltremodo soddisfacente la sua fruizione, il che presuppone che di base l’audiofilo sia cosciente del fatto che tale sistema elettroacustico, molto più semplicemente definito impianto, abbia delle caratteristiche tali che la riproduzione musicale assurga ad arte, al punto da divenire il più coerente possibile con un modello oggettivo, per così dire permutato dal vero.

Vabbè, facciamola semplice, l’audiofilo vuole ascoltare bene, anzi di più, vuole che la riproduzione di un brano sia eccellente, sostanzialmente prossima al vero.

Ma in un brano riprodotto esiste qualcosa che ci approssimi realmente alla verità?

La stereofonia o il multicanale sono il tentativo di creare l’illusione che il suono che si sta ascoltando assuma la concretezza di quella che è la nostra esperienza uditiva dal vero ma, come tutto ciò che va ad implementare una tecnica, si presta inevitabilmente a degli errori e deve accettare dei compromessi, ergo, come spesso dico e ripeto, l’ascolto di un brano riprodotto somiglia più ad una bella cartolina che a qualcosa che possa essere considerato reale.

Ma allora val la pena sbattersi a destra e a manca per trovare le famose sinergie tra apparecchi, beccare il cavo giusto, mettere su un ambiente che non infici la riproduzione a causa di echi rimbombi etc.? Se sostanzialmente il risultato finale non può che essere qualcosa che, se pur ben confezionato, è smaccatamente fittizio, alla fine perché non accontentarsi di ciò che possiamo considerare il minimo sindacale piuttosto che cercare la presunta perfezione?

Qui ci si trova ad un bivio, da un lato c’è una strada che è una sorta di perenne cantiere, dall’altro ce n’è un’altra invece ben definita con tanto di manto stradale perfetto e segnaletica, anche luminosa, ben visibile.

Nel primo caso il percorso di un audiofilo sarà un perenne work in progress dove l’opzione ‘raggiungimento del miglior risultato possibile’ passa attraverso il gioco del compra e poi rivendi, sarà una continua ricerca di consigli da parte di  sedicenti esperti che rarissimamente sono in grado di fare una corretta informazione, sarà soprattutto una strada in cui spesso la frustrazione la farà da padrona in quanto, anche acquistando prodotti costosi e utilizzando tutto lo scibile possibile dedotto, i risultati finali saranno pessimi.

Nel secondo caso invece, l’audiofilo, conscio che ciò che in ogni caso otterrà sarà pur sempre l’implementazione di qualcosa che serve solo a creare un’illusione (seppur magnifica) pian piano acquisirà quello che è il suo modello di riproduzione, e a quel punto sarà solo e soltanto quello il suo obiettivo, svincolatosi dalla fittizia illusione che dagli altoparlanti del suo impianto fuoriesca verità, potrà concentrarsi sull’ascolto della musica effettuato in modo congruo alla sensibilità acquisita ma che per un certo periodo sarà pur sempre in divenire.

Ora basta fare una semplice riflessione, se l’obiettivo ipotetico è quello di ricreare qualcosa che non esiste, non ci deve stupire se negli anni siano stati messi in commercio i dispositivi più incredibili a complemento degli apparecchi di base (sorgente, amplificazione, cavi, diffusori) e che al tempo stesso “la scienza” sia stata tirata in ballo per giustificare l’utilizzo di un certo tipo di tecnica piuttosto che un’altra, ma soprattutto per far risaltare come siano esclusivamente determinati prodotti a potersi fregiare del titolo di ‘dispositivo di impronta audiofila’.

Ed ecco che il termine audiofilo da sostantivo si trasforma in aggettivo, l’essenza di essere un soggetto audiofilo, trova il suo naturale complemento nella scelta di un prodotto che qualcuno ha stabilito essere fatto ad hoc per lui, perché tranne che l’ascoltatore non sia esso stesso il progettista e costruttore degli apparecchi per ascoltare la musica riprodotta, ci si deve pur sempre appoggiare ad un terzo.

Senza dover ricorrere alla storia universale dell’Hi-Fi, non ci vuole molto per comprendere come le cose siano cambiate nel tempo, tanto per dirne una, che poi è la più evidente, fino a circa quindici anni fa, se si esclude la fruizione di musica riprodotta per il tramite della radio, si necessitava di un supporto fisico (disco, CD, nastro) per potere ascoltare, oggi con i servizi in streaming, volendo, basta anche solo uno smartphone.

Non dobbiamo stupirci allora se chi si avvicina oggi alla musica riprodotta non metta assolutamente nel conto l’ipotesi di poterlo fare per il tramite di un impianto tradizionale ma piuttosto da un qualsiasi dispositivo che possa gestire un servizio di streaming.

L’audiofilo (sostantivo) viene visto dai più come una sorta di dinosauro che si complica la vita con mille orpelli come il giradischi e il lettore CD, ritenuti sostanzialmente obsoleti, laddove perfettamente superflui. Diventa oggetto di scherno in funzione delle mille manie implementate nel tempo, che appaiono a metà fra i riti magici e le paranoie di quanti affetti da bipolarismo.

L’elemento che sfugge e che alla fine rappresenta la madre di tutte le questioni, in realtà è molto più semplice di quanto si pensi e si riassume in una domanda: se amo veramente la musica e il mezzo per poterne fruire è la riproduzione della stessa, perché non farlo al meglio?

Qui ovviamente si apre un altro oceano di interpretazioni, perché il cosiddetto meglio o addirittura l’optimum, per chi nel corso degli anni s’è dedicato con passione e studio alle tematiche dell’Hi-Fi, non coincide quasi mai con l’opinione che altri si sono formati in merito, e ciò accade perché i percorsi non sono quasi mai uguali e di conseguenza ogni singolo audiofilo sviluppa un suo modello mentale di riproduzione audio che solo in parte viene condiviso da altri che hanno la medesima passione.

Ma cosa accade a chi si vuole avvicinare all’ascolto della musica riprodotta per il tramite di qualcosa che non sia un diffusore Bluetooth o un paio di cuffie collegate allo smartphone?

Come potrà destreggiarsi nella giungla di informazioni e proposte commerciali che gli giungono ad ogni piè sospinto? 

Guardando in giro fra social, forum, blog e filmati vari trovi una pletora di super-esperti che invariabilmente si propongono di spiegarti, in modo assolutamente definitivo, cosa si debba fare per avere la perfetta riproduzione audio, ma fateci caso, se per esempio guardate uno dei tanti video su YouTube di alcuni di questi soggetti, vi accorgerete che la “verità di oggi” non coincide con quella di ieri e sarà stravolta da quella di domani, e non perché anche questi personaggi modifichino la loro opinione in ragione di un percorso formativo personale, ma perché il suggeritore di turno gli impone di mettere l’accento su uno o su un alto aspetto, in ragione di un qualche incipit commerciale.

Vi ricordate come qualche anno fa venivano definiti gli audiofili?
Gli impallinati.

Orbene, questa stagione di caccia non s’è mai chiusa, anzi, mentre prima bene o male ci si poteva destreggiare dal fuoco nemico, oggi sembra quasi impossibile sfuggire alla contraerea rappresentata dai vari media.

Fatevi un giro sui vari gruppi Facebook, soprattutto quelli che utilizzano il suffisso ‘audiofili’, e vi accorgerete come le domande e le risposte non vadano mai nella direzione della ricerca di un metodo per ottenere un ottimo livello di riproduzione audio, ma il tutto si risolve in: se compro questo? Se compro quello? Ho comprato quello ma ora non so cosa metterci insieme!!!! Oppure scatta la classica teoria di “consigli per gli acquisti” che guarda caso è gestita sempre dai medesimi soggetti a favore sempre degli stessi oggetti.

Utilizzando un onomatopeico da fumetti… mumble mumble!

Il nuovo aspirante audiofilo nel breve si stanca e comincia a pensare che fino ad ieri era felice con la sua cassettina Bluetooth, ascoltava musica pur con tante oggettive limitazioni in termini di qualità, oggi invece sta a smadonnare per un woofer che se ne va per conto suo, per un servizio di streaming che fa le bizze, per un amplificatore asfittico o per una stanza che rimbomba da tutte le parti.

Così scatta una molla che lo porta a diventare un nemico dell’audiofilia e di  tutto quel mondo fatto di acuti setosi e medi suadenti, passando per l’immarcescibile nero infrastrumentale, gli appare improvvisamente la fiera delle prese in giro, scaglia i suoi strali verso chi continua a credere nel valore imprescindibile dell’Hi-Fi come strada per ascoltare la musica riprodotta, e comincia ad utilizzare il termine audiofilo con fare dispregiativo.

A questo punto voglio essere molto chiaro, l’ascolto di qualità rappresenta una condizione ineluttabile per chi ama la musica, non costituisce (utilizzando i criteri corretti) una perdita di denaro e al tempo stesso stesso forma parte integrante di quel processo di crescita umana che passa per il tramite della Cultura, quella con la C maiuscola e non quella d’accatto asservita a chi esprime solo ed esclusivamente interessi commerciali.

Non mi riferisco ovviamente agli operatori del settore, loro fanno il loro lavoro, ma intorno ad essi s’è radunato un piccolo plotoncino di soggetti assolutamente non qualificati che cercano di approfittarne e per accaparrarsi consensi non vanno nemmeno tanto per il sottile.

Giunti a questo punto facciamo un piccolo sunto.

Audiofilo inteso come sostantivo: colui che ama la riproduzione audio di qualità.

Audiofilo inteso come aggettivo: ciò che è riferito all’audiofilia, quindi connotazione di uno status da asservire.

Audiofilo inteso come suffisso: e qui mi permetto di esprimere esclusivamente una mia personalissima opinione. Tutto ciò che viene in gran parte storpiato per giustificare: comportamenti, pratiche fra il voodoo e il paragnostico, vendite d’accatto un tanto al chilo o un tanto al bit (che oggi grosso modo sono la medesima cosa), gruppi presenti nei social che includono nel nome il termine Audiofilo/i che cercano esclusivamente di rigonfiare la quota degli iscritti gestiti da personaggi che potrebbero benissimo parlare della riproduzione delle lumache perché tanto non cambierebbe nulla, esternazioni e prolusioni fra il metafisico e il grottesco puro da parte di personaggi che hanno trovato nell’orticello dell’Hi-Fi il proprio mini-territorio in cui seminano il nulla assoluto.

Quindi oggi quando leggerete il termine AUDIOFILO riflettete, se vi va su quanto scritto fino ad ora, ragionando in quale “casellina” andare ad inserire questo termine, soprattutto cercate di rivolgere la vostra attenzione a cosa possa costituire un reale riferimento, intanto alla musica e poi a ciò che viene utilizzato per produrla e riprodurla nel migliore dei modi.

“Non puoi sapere davvero dove vai, se non sai da dove vieni.”  (Hitch citazione)

L’opinione di Pippo Basile

Dicembre 2021

Di certo nel titolo non vi sarà sfuggita l’assonanza con una frase famosa tratta da Forrest Gump, ma il senso non è tuttavia quello che di primo acchito si potrebbe evidenziare.